martedì 6 aprile 2010

Comincio da qui


Da quanto tempo dico: vorrei scrivere un blog! Già troppo.

Ma sulla pigrizia consueta, oggi vince il bisogno di condivisione. Di dare parola a quel che mi fa borbottare come una vecchia pentola troppo piena di minestrone. Questo bisogno l'ho scoperto su facebook, strumento del demonio a cui però andranno sempre i miei ringraziamenti. Grazie ai SN l'informazione dal basso può camminare e la comunicazione tra esseri umani si concilia meglio con il tempo zero che si ha a disposizione durante la giornata per chiamare o scrivere a un amico. Ho chiamato il mio blog "Un piede fuori dalla porta" perchè qua voglio raccontare il mio cieco amore per posti, luoghi, feste e volti lontani e vicini. La strada è rivolta verso il mondo intero. E io, come l'Amelie bambina faccio click, quasi a poter fermare e raccogliere in un grande vaso tutto quello che è rimasto di più bello in terra.

Ma voglio anche che questo sia luogo dove catalizzare le mie impressione su ciò che accade oggi in Italia (politica? ecologia? società?) e che spesso mi fa sentire con un piedi fuori dalla porta. Perchè un paese che si comporta così meriterebbe che i suoi figli prendessero un dritto e se ne andassero altrove. "A fare cosa? Pensi che altrove sia meglio?" No, onestamente sono cosciente del fatto che ovunque potrei trovare le stesse condizioni o anche di peggio, che diamine. Ma affrontare le difficoltà più varie in terra straniera è meno penoso che avere vita così dura a casa propria: l'emigrazione storica insegna. Ripromettendomi quindi di costruire una macedonia di post diversi con diversi argomenti, non posso non raccontare ora il mio lunedì nero, vissuto ieri tra le splendide vallate d'oltrepo'.

In un lunedì di Pasquetta sfavillante di sole, la mia meta aveva un nome preciso: Ceregate. Paesino fantasma, incastonato nelle montagne della val staffora e completamente disabitato da 30 anni. Tanto che non c'è strada che v'arrivi, se non un sentiero da macinare a suon di passi, dopo aver guadato lo Staffora. Solo in due occasioni all'anno la vita torna a far rumore tra le vecchie abitazioni della frazione. Il Lunedì dell'Angelo e la prima domenica di Settembre (quest'ultima data, l'ho appresa però solo ora tramite documentazione web). Il programma vede alle ore 11 la messa celebrata all’interno della chiesetta dedicata a Maria Bambina. A seguire, nel piazzale adiacente, gli anziani del paese iniziano gli incanti, mettendo all'asta i prodotti tradizionali che tutto il paese contribuisce a portare. Il ricavato servirà a curare la conservazione dell'antico oratorio. Mentre si prepara la merenda da consumare in comunità sui prati circostanti. Io dico: semplicemente fantastico! Rianimare un paese lasciato andare in abbandono e isolato per 363 giorni all'anno deve dare un'emozione incredibile. Senza contare che questa è una realtà che rappresenta all'estremo quello che è il destino di tanti borghi e frazioni dei territorio collinari. Nella migliore delle ipotesi le vecchie case padronali vengono trasformate in case di villeggiatura o milanesizzate da anime metropolitane a caccia di quiete part time. Niente più donnine curve che portano la legna in casa, trovarsi la sera dopo cena alla castagna amara e frasi in dialetto stretto che suonano come poesia.

Per arrivare a Ceregate di borghi quasi disabitati ne ho incontrati tanti. Luoghi meravigliosi dove abitare sarebbe un lusso che non mi concedo neppure di immaginare. E quando incappo in frazioni tanto sperdute mi chiedo sempre: "Quanto ci vorrà da qua ad andare a Milano?" come se la distanza dal capoluogo fosse un metro per quantificare il benessere. In realtà mi immagino come sarebbe la vita del pendolare da lì.. e mi vengono i brividi. Svegliarsi alle 5. No alle 4. No alle 3.. Ahhh!!! Arrivo a Santa Margherita Staffora alle 10.50. Ma non vuol dire nulla. Il mio compagno di merende ritiene che essendo nel comune di pertinenza, la frazione non dovrebbe essere lontana. Si vede che non conosce l'esempio ecclatante della mia Montecalvo, a forma di grappolo d'uva, dove tra il Carolo e la Versa intercorrono 2 colline e un centinaio di tornanti in salita, in discesa e in salita. Dal Brallo a Cencerate l'auto slitta sul velo di neve caduta la sera prima. Ogni tanto qualche metro di guard rail che cede verso il precipizio. Ed è tutto sempre più fuori dal mondo. A Cencerate borgo, individuo una signora con il foullard sugli occhi e decido di chiedere conferma della strada. "Ceregate?" La sua faccia si corruga in un sofferente balbettio. Lo sa ma non riesce a spiegarmelo. Alla fine mi prende per mano e mi trascina su per la strada. Dopo 100 metri di salita, indica con il suo dito torto dall'altra parte della collina: "ecco, Maria Bambina è là". Come indicazione poteva non avere alcun senso. Ma per chi ragiona ancora con i punti cardinali era chiarissimo.

"Mi spiace averle fatto perder tempo", le dico per ringraziarla. "Se s'gà no cinc minùt da fà una roba al mond.." Sante parole. A questo punto la storia del mio lunedì di Pasqua poteva avere un lieto fine. Invece no. Il mio sbaglio è stato banale quanto fatale. Sulla strada a valle c'erano le auto parcheggiate, segno che gli altri si erano incamminati da lì. Messa giù l'auto, ho preso una direzione senza considerare di controllare anche alle mie spalle. Scesa al fiume non ho però trovato il punto per attraversare. Un piccolo ponte di legno portato dai pellegrini era a pochi passi da dove ho parcheggiato. Ma una volta rintracciato era troppo tardi: tutto finito. Che sconforto.. Il cielo azzurro e terso non è servito molto a consolarmi: mi sono persa un evento unico. Dopo qualche chilometro di rimorsi ed esami di coscienza mi riprometto di meditare sulla mia concezione del tempo, del ritardo, della pianificazione di viaggio. Un mea culpa lungo 30 chilometri. La strada verso casa mi ha poi deviato a Staghiglione, alla sagra del brasadè dove le ciambelle, quando si riescono a strappare dal forno delle donne del paese, ustionano le mani. Come si dice: buttare nei dolci la propria disperazione..

Il mio parziale lieto fine è invece un nuovo appuntamento: dall'amico web apprendo che a Ceregate gli appuntamenti sono due all'anno, invece dell'unico che credevo. Segnata quindi la prima domenica di settembre quando la puntualità sarà osservata!